SUD 2.0 spiegato da Pino Aprile

“SUD 2.0” PARTE IL GIORNO DELLA RESURREZIONE.
E MANCO L’ABBIAMO FATTO APPOSTA! ECCO COS’È

Non l’abbiamo fatto apposta, ma chi vuoi che ci creda? «Fai meglio a non dirlo», mi hanno consigliato. Ma io non sono capace di tenermi un cece in bocca: il tempo del lancio del programma di Sud 2.0 è scaduto sabato, vigilia di Pasqua, a poche ore dall’alba di Resurrezione. E per una iniziativa che si propone come uno strumento per la rinascita sociale ed economica del Mezzogiorno (Cristo, serve ricordarlo?, era meridionale, terrone), la cosa parrebbe programmata da un genietto del marketing. Invece non abbiamo questo merito: nessuno di noi ci ha pensato; è capitato.


Ma è capitato bene. Qualcuno dice: una combinazione; qualche altro, più suggestionabile, dice: un segnale (in numeri quanto fa? Ambo, terno o quaterna?).
Quindi cosa succede adesso? Ora sapete cosa vogliamo fare e vi diamo tempo (non tantissimo) per pensarci. Così, quando passeremo all’azione, i vostri ragionamenti li avrete già fatti e avrete deciso come comportarvi. Nel frattempo, avvieremo incontri, saremo a vostra disposizione per domande, dubbi e ulteriori spiegazioni, ove fossero necessarie, del progetto.
Le cose che rendono Sud 2.0 unico nel suo genere sono diverse; ne elenco alcune:
1 – È la prima volta che incubatori-sviluppatori di idee di giovani del Sud da cui possono nascere aziende sono collegati a un mezzo di comunicazione che sarà attento a esigenze e diritti di questi focolai di rinascita del sistema produttivo, potendo diventare voce forte della comunità meridionale. Saranno analizzate leggi, capitoli di spesa pubblica e delle aziende che (per meglio far ingrassare i soliti noti e non dover rispondere delle discriminazioni a danno del Sud: vedi le Ferrovie, i marpioni di Trenitalia) giocano a pittarsi come “private”, con soldi rigorosamente pubblici (e che so’ scemi?);
2 – È la prima vota che si punta alla creazione di una rete tale che tutte le imprese che così vedranno la luce restino legate fra loro e con la società Sud 2.0, nel cui grembo sono nate. E a cui, una volta consolidate, restituiranno quel che hanno ricevuto, perché possa esser dato ad altri;
3 – È la prima volta che verrà fissato, per contratto, che tali aziende debbano, per un certo numero di anni, restare vincolate al territorio, non delocalizzare, non farsi assorbire da società più grandi estranee al territorio e ai suoi interessi. In tal modo, la rete di lavoro, idee, opportunità potrà ramificarsi e mettere radici, inducendo i nostri giovani a restare (e magari tornare, arricchiti da esperienze fatte altrove), avendo possibilità di veder riconosciuto il loro valore in casa propria;
4 – Il tutto organizzato dal basso, senza dipendere da partiti, istituzioni, potentati economici. Disponibili alla collaborazione con tutti, necessaria, indispensabile, ma in assoluta indipendenza e libertà;
5 – La “redazione” del giornale si auto-sceglierà; nel senso che si valuteranno le proposte di collaborazione senza guardere al possesso del “tesserino”, ma al valore giornalistico di quel che viene offerto e, se in linea con gli obiettivi e professionalmente corretto, come tale sarà compensato. Il lavoro volontario è già stato fatto, solo per costruire le condizioni perché non debba più esser tale. Il Sud, in ogni senso, deve essere produttivo, utile e conveniente. Alla lunga (non troppo, si spera) si dovrebbe creare una sorta di “redazione aperta e territoriale” in grado di ramificarsi in tutto il Sud. Recupereremo coscienza della grandezza del nostro passato, per aver l’orgoglio del futuro che andremo a costruire.
Sono tutte cose nuove e ambiziose. E noi siamo umani e fallibili, ma terribilmente decisi. Non saranno gli errori, sempre inevitabili, a fermarci; sapendo che c’è chi non aspetta altro (per conto “terzi” o inclinazione personale: è carattere…) per dirci come avremmo dovuto fare; e se fatto bene, farlo meglio; e se fatto meglio, fare di più. Intanto, mentre qualcuno espone l’idea perfetta che altri devono realizzare (e bene, mi raccomando, se no s’incazza), qualcun altro sceglie di fare. E lo facciamo, convinti di non essere soli; che dal basso può nascere qualcosa di grande; che “degli altri” ci si può e ci si deve fidare; che la costruzione di una comunità più sana, solida, produttiva è possibile e già in corso (nella Terra dei Fuochi, a Scampia, in tutto il Sud con iniziative antimafia, cooperative di lavoro, associazionismo che, da Taranto a Gela, alla Lucania, difende il territorio che poteri centrali, criminali e multinazionali vogliono trasformare in tombe di veleni e di abitanti).
Comincia un cammino. Ci conteremo strada facendo.

P. Aprile